30/05/2024 13:00
Di una cosa, in particolare, noi di Calcio a 5 Anteprima possiamo andare fieri: di essere coerenti con quello che scriviamo. A 360°. E se succede che in qualche occasione si esce dall’area delle nostre convinzioni, è perchè ci sono condizioni alle spalle - nello specifico informazioni concordate - che lo consentono per il volere delle società che lo chiedono. Perché questa premessa? Semplicemente perchè è necessaria per ribadire la posizione di totale contrarietà con quella riforma della quale, da prima di quel fatidico 15 febbraio 2022, il giorno in cui venne pubblicato il comunicato n.772 che di fatto l’ha istituita, la nostra testata non ha assolutamente condiviso contenuti, modalità e tempi di applicazione. Al contrario di chi, invece, l’ha benedetta come l’ancora di salvezza del futsal italiano. Solo loro - e chi l’ha partorita - potevano crederci, con la somma di qualche presidente che ha continuato a ritenere il futsal la classica disciplina dopolavoristica come veniva pionieristicamente interpretata e destinata a restare in maniera sempiterna nel mondo dei dilettanti.
Non vogliamo stare qui a citare questo o quel presidente che ha benedetto quel 15 febbraio 2022 come la data di una svolta che, risultati alla mano, non c’è stata. E i cui tempi di realizzazione ancora è impossibile calcolarli, considerando che la riforma, nell’azzoppare unilateralmente le rose decimandole di giocatori ‘non formati’ non ha prodotto il ricambio generazionale (ma oltretutto qualitativo) che invece avrebbe dovuto immediatamente assicurare: attuare un processo di trasformazione tanto rivoluzionario senza sostenerlo con un programma di supporto finalizzato alla formazione dei giovani che devono essere - per tutti e non solo per la riforma - il motore del futsal che verrà, è equivalso a costruire la “nuova casa” partendo dal tetto senza pensare alle fondamenta. E i risultati, per noi disastrosi, sono sotto gli occhi di tutti: li traduciamo in un semplicistico crollo del livello di tutti i campionati nazionali, Serie A compresa checchè gli pseudo-esperti del futsal di vertice possano dire l'opposto. Basta vedere gli effetti sulla Nazionale maggiore, che nel biennio della riforma è passata dal piazzamento tra le prime dieci del ranking mondiale al 18esimo della classifica ufficiale pubblicata dal sito della FIGC lo scorso 6 maggio (LEGGI QUI).
E non è che la situazione per la Nazionale rosa sia più soddisfacente. Si parla spesso e volentieri di un campionato di altissimo livello e poi ci si “accorge” che alle semifinali scudetto di questa stagione ci sono sempre le solite quattro, ossia quelle squadre che rappresentano club con risorse economiche largamente superiori al resto della Serie A, che si divide inevitabilmente in tre tronconi, peraltro club che fanno largo uso di giocatrici “non formate” e comunque “formate” di alto livello. Ma riconducendo il tutto in numeri, leggiamo che l’Italia è decima in classifica, sopravanzata anche da Thailandia e Iran, in un contesto internazionale che, rispetto al maschile, interessa un dato largamente inferiore di paesi che organizzano attività di futsal in versione rosa. Un aspetto positivo, comunque, c’è: la possibilità di veder emergere giovani in campo femminile è decine di volte superiore a quanto è possibile che questo accada nel maschile. E per quanto riguarda questa disamina ci fermiamo qui: vogliamo aspettare che si completi il ciclo di tagli che la riforma ha previsto anche per il futsal femminile, per poter dire che, contrariamente per quanto accaduto nel maschile, la disparità di forze tecniche nel massimo campionato tenderà a livellarsi grazie agli effetti della rivoluzione bergaminiana.
Ma torniamo al discorso di partenza per chiudere il cerchio sul nostro prologo, perchè in effetti leggere - su indicazione di chi ce lo ha fatto sapere, sia ben chiaro - quello che è stato scritto altrove ci ha lasciato basiti. Testate che avevano difeso a spada tratta i benefici della riforma, unico strumento in grado di assicurare un futuro alla nostra disciplina, sostenendo con forza l’irrinunciabile necessità di dare ampio spazio agli italiani e ai giovani, adesso hanno incredibilmente cambiato posizione, tanto da dare risalto all’iniziativa della maggioranza dei club del neonato Consorzio delle società di Serie A, che ha ufficialmente avanzato la richiesta di poter tesserare un quinto giocatore “non formato” per la stagione 2024/2025 (richiesta con effetto biennale) rimarcando l’insostenibile aumento degli ingaggi che i giocatori italiani e ‘formati’ hanno di fatto imposto al mondo delle contrattazioni. Ma, si badi bene, in tutte le categorie nazionali e non certo solo in Serie A.
Quante volte Calcio a 5 Anteprima, nel criticare la riforma in tutte le sue parti, ha censurato questo comportamento, al quale però i club si sono dovuti loro malgrado prestare non dopo aver scatenato delle vere e proprie aste sulla corsa all’ingaggio di questo o quel giocatore indigeno?
Quante volte Calcio a 5 Anteprima ha dimostrato, anche smentendo i numeri presentati dalla Divisione Calcio a 5, che la riforma era l’antitesi alla crescita del futsal e che occorreva quanto meno correggerne il tiro per evitare effetti che hanno non solo impoverito tecnicamente tutti i campionati nazionali (nessuno escluso), ma paradossalmente fatto anche lievitare i costi di gestione delle rose e questo nonostante il ritorno alla lista gara da 12 dal primo luglio 2022 in contrapposizione a quanto disposto dall’Uefa che ha conservato i 14 posti per i giocatori da utilizzare nelle competizioni ufficiali.
E ancora quante volte Calcio a 5 Anteprima nel rimarcare che questa riforma, concepita con modalità errate e con tempi di applicazione improponibili, essendo stata la partecipazione al gioco “corretta” sin dalla stagione 2022/2023, ne ha sottolineato non solo il fallimento della sua applicazione alla luce delle modifiche apportate annualmente ai termini di attuazione (dal primo luglio di quest’anno la quota di “non formati” sarebbe dovuta scendere a 3: resteranno invece 4 con la quali totalità dei club di Serie A che hanno però chiesto un’altra volta il quinto straniero) ma anche il fatto che giocatori da poter immettere nelle rose, tanto di Serie A quanto di A2 Elite, A2 e B semplicemente… non ci sono più. E quelli che sono attualmente oggetto di trattative continuano, in totale tranquillità, a contrattare ingaggi insostenibili a fronte di un valore di gioco molte volte non all’altezza.
Scusateci se chiediamo: ma solamente Calcio a 5 Anteprima vedeva il nero in questa riforma? E tutti gli altri fautori della grande rivoluzione del futsal voluta dall’attuale governance dove stavano? Però adesso tutti pronti a raccogliere l’istanza delle società di Serie A e a cavalcarne le ragioni: ma i motivi non erano gli stessi dell’anno scorso o di due anni fa? Che cosa c’è oggi di diverso che ha scatenato questa inversione di atteggiamento?
Fatto sta, per onore di cronaca va detto anche che due società si sono dissociate dal documento presentato al Consiglio Direttivo, dove starebbero avvertendosi degli scricchiolii che fanno capire che la ventilata compattezza dell’attuale governance non è poi così solida come potrebbe apparire, anche perchè non c’è solamente la Serie A che preme per far riconoscere le proprie necessità, ma starebbe continuando ad allargarsi la crepa nei rapporti con i Comitati Regionali, già manifestatasi ai tempi della scelta di istituire un indefinibile Campionato Amatori (LEGGI QUI IL NOSTRO SERVIZIO DELL’11 FEBBRAIO) e successivamente dilatatasi in merito al progetto di riforma del campionato Under 19 avviato da viale Tiziano.
Il comunicato elaborato nell’ultimo Consiglio Direttivo ha di fatto rinviato ogni discussione in merito al format che la Divisione aveva elaborato qualche tempo fa (LEGGI IL NOSTRO SERVIZIO DEL 21 MARZO) anche perchè, al di là dello scarso gradimento riscontrato dai club interessati, mancava la componente meritocratica necessaria per la determinazione dei livelli. “Il Consiglio ha deliberato di rimandare alla stagione 2025/2026 l’introduzione di 2 distinti livelli nel Campionato Under 19, confermando l’articolazione attuale per la stagione 2024/2025”, è stato scritto a margine.
Il che significa, tradotto in soldoni, che al di là degli aspetti regolamentari tutti da definire, gli stessi Comitati Regionali sono ben lontani dal voler appoggiare questa nuova formula, che dividendo la categoria appunto in due livelli (Elite - con la partecipazione obbligatoria dei club di Serie A e A2 Elite - e una fascia definiamola ‘B’), permetterebbe anche ai club del settore regionale di prendervi parte andando di fatto a pescare nei campionati dei singoli territori. E per questo motivo la grande maggioranza dei Comitati Regionali sono contrari e la spaccatura, per quanto è stato possibile apprendere, appare difficilmente sanabile.
Insomma, uno scenario che è molto più ampio di quello che è stato disegnato, dove comunque emergono situazioni in cui è sempre più marcata la contrapposizione alla governance di viale Tiziano, con all’orizzonte quello che a questo punto rappresenta sempre più l’appuntamento vitale per il futuro della nostra disciplina: le elezioni del nuovo governo del futsal che si svolgeranno entro la fine dell’anno a conclusione del quadriennio olimpico. Siamo ormai in vista del bivio epocale e la speranza è che il risultato delle urne possa dire con chiarezza cosa vuole il nostro mondo da coloro che andranno a governarlo per i prossimi quattro anni, e che soprattutto sia un futsal che riconosca i valori, il lavoro e le aspettative dei club e dei protagonisti a tutti i livelli, che sia un futsal equo e di larghe prospettive, ma anche in grado di recuperare, con programmi di sostenibilità importanti, quelle posizioni in termini di competitività internazionale che siano adeguati alla storia di una disciplina che ha visto l’Italia per un ventennio vivere le alte quote della scena europea e mondiale.
E andando avanti così questo resterà un sogno irrealizzabile.