12/08/2024 19:00
Nella squadra che sostiene Stefano Castiglia nella corsa alla presidenza della Divisione Calcio a 5, Andrea Farabini è il riconosciuto consigliere di maggior anzianità federale. 56 anni, di Fano, coniugato con la signora Pamela e padre di una bambina, Gaia, imprenditore e consulente del settore dell’impiantistica sportiva, è stato uno dei precursori del futsal nel territorio pesarese, guidando per anni il Palextra Fano poi confluito nel Pesarofano oggi Italservice, è recentemente entrato a far parte del roster del Delegati dell’UEFA.
Quella del 29 agosto sarà la quarta volta che Farabini affronterà una competizione elettorale: la prima domanda che gli abbiamo posto è con quale spirito ha deciso di proporre la sua candidatura in qualità di consigliere?
“Gli stimoli sono alla base di tutto e quando il presidente Bergamini ha comunicato la volontà di non continuare, credevo di averli smarriti pensando di non avere più nulla da poter dare. Questo breve periodo che ho condiviso con le persone a me più vicine, mi è servito tantissimo. La squadra con cui ho deciso di condividere questo percorso mi ha dato quella fiducia nel voler continuare a mettermi a disposizione, con nuove motivazioni e nuovi obiettivi”.
- Un giudizio sul candidato presidente: come valuti la figura di Stefano Castiglia con il quale hai condiviso l’ultimo triennio nel Consiglio Direttivo?
“Stefano è un giovane con già alle spalle tantissime esperienze importanti a livello lavorativo e sportivo. Mi ha convinto nel continuare insieme questo percorso e ho deciso di dargli fiducia, proprio come sarebbe piaciuto a me. Lealtà, rispetto dei valori dei principi e delle diversità, sono alla base di qualsiasi rapporto e confido in tutto ciò per proseguire questa mia esperienza nel mondo del futsal: sono certo che Stefano saprà trarre spunto e intraprendenza dai confronti interni”.
- Ci sono tre aspetti salienti del programma di #futsAll di particolare sensibilità: la volontà di riformulare il concetto di formato, la premialità per incentivare l’attività dei club in campo giovanile e la stabilità del movimento femminile. Il primo tema va però in totale contrapposizione con quello che l’attuale governance ha dichiaratamente sostenuto fino a poche settimane fa: possibile che per due anni e mezzo tutto è stato normale e adesso, improvvisamente, si vuole cambiare registro?
“Il percorso va guardato nella sua completezza e mi sembra chiaro che ad oggi non sia ancora terminato. Va distinto in maniera chiara e netta, per non fare confusione, il limite di partecipazione al gioco legato al numero dei giocatori in distinta gara dal concetto di formato. Quando parliamo di riformulazione del concetto di formato, l’idea è quella di andare a modificare i limiti previsti dall’attuale status, che non risulta più consono con i tempi moderni. Questo, diciamolo chiaramente, è un modo per ampliare le scelte delle società sul mercato, venendo incontro alle loro esigenze. Non si può parlare, come mi viene chiesto, di ‘un cambio di registro’, ma di un correttivo necessario e preventivato che deve necessariamente andare nella direzione dell’interesse della disciplina e dei suoi protagonisti. Personalmente ho le idee molto chiare su ciò che c’è da fare nei prossimi quattro anni. Con Stefano abbiamo dialogato a lungo, trovando una possibile soluzione che permetta di poter agire nella direzione di far coesistere le società che intendono utilizzare giocatori ‘non formati’ con quelle che al contrario vogliono utilizzare più giocatori ‘formati’, legando queste ultime alla giusta premialità. L’adeguamento alla regola FIFA del concetto di formato non è più procrastinabile e su questo vanno solo condivisi tempi e modi”.
- Più della premialità è necessario rimettere mano ad una nuova strutturazione dei campionati giovanili e al percorso formativo dei futuri calciatori che vedremo nelle prime squadre. Qual è il tuo progetto in questo senso?
“Qual è il nostro progetto, non il mio. Mi piace parlare di noi, perché siamo una squadra ricca di diversità, coesa e presente in tutte le regioni, tra consiglieri e delegati assembleari. Mi preme sottolineare con forza come la governance di cui ho fatto parte negli ultimi tre anni abbia elargito alle società circa un milione di euro di premi, grazie anche al sostegno della Lega Nazionale Dilettanti. La premialità deve essere uno stimolo importante per le società per creare la loro filiera giovanile, dalla quale ci si augura che possano emergere i giocatori del futuro. Contemporaneamente a questa strutturazione vitale delle società, va intrapreso un percorso di grande dialogo, con la possibilità di ristrutturare la visione del campionato Under 19, insieme ai responsabili regionali del calcio a 5 dei vari comitati”.
- Si è data la colpa alla riforma dell’ordinamento sportivo quale causa fondante del clamoroso flop delle iscrizioni al campionato di Serie B femminile. La verità è che il sistema della cadetteria rosa si sarebbe dovuto impostare da subito mettendo dei paletti per garantire la partecipazione di società solide: questa selezione naturale ritieni che possa aver dato un segnale importante per un progetto di riforma strutturale che possa definire una seconda categoria nazionale più sostenibile?
“Non possiamo chiudere gli occhi davanti a due eventi innegabili come la pandemia da Covid-19 e la Riforma dello Sport varata dal governo centrale. Sono stati due fattori che hanno inciso pesantemente sul nostro movimento. Parlando di numeri e analizzando i dati degli anni pregressi, si vedrà che il trend di società che spariscono è stato più o meno lo stesso. Il maschile, come movimento, è quello che si è difeso meglio mentre il femminile ha registrato delle difficoltà maggiori. Avevamo capito per tempo questo segnale d’allarme e avevamo proposto al consiglio della LND di diminuire drasticamente le promozioni ai campionati nazionali e sostenere di più il movimento femminile. Su questo si dovrà lavorare e trovare un equilibrio tra la Divisione e i comitati regionali, sempre nella salvaguardia delle società. Voglio portare all’attenzione dei dati importanti emersi nell’ultimo Report annuale della FIGC che ci fanno capire dove dobbiamo andare: l’attività mista c/5-c/11 maschile ha avuto un incremento del 51% e quella femminile del 25%. L’attività mista c/5-c/11 di settore giovanile e scolastico femminile da sola ha avuto un incremento del 94%. Sono dati rassicuranti per il futuro”.
- Ci sono state delle frizioni tra governance e Comitati Regionali che hanno prodotto uno strappo nei rapporti e nell’interazione tra attività nazionale e regionale: qual è secondo te la sintesi per far dialogare correttamente le due istituzioni figlie della stessa Lega?
“Non mi piace parlare di passato, ma voglio raccontarti quella che è la nostra visione presente e futura. Stefano Castiglia si è subito concentrato nell’aprire un nuovo dialogo con gran parte dei presidenti dei comitati regionali i quali, in larga maggioranza, hanno apprezzato la grande voglia di dialogo e collaborazione che lui vuole mettere in atto. In sintesi ti dico che questo è il percorso corretto per dare centralità alla Divisione Calcio a 5 nel rapporto con i Comitati e con i loro rispettivi responsabili regionali, sfruttando a pieno la Conferenza dei responsabili regionali che è parte integrante della Divisione stessa”.
- Infine, il tuo punto di vista sull’autonomia che i regolamenti attribuiscono alla Divisione Calcio a 5 ma che la stessa Divisione, chissà per quale motivo, non impugna mai nei rapporti con la Lega Dilettanti di cui finisce per subirne sistematicamente il condizionamento. Perché secondo te? Questo fenomeno di sudditanza potrà arrivare all’epilogo definitivo nella prossima legislatura?
“Se non si capisce che l’autonomia non è fare le cose da soli ma insieme… rischiamo di perderla. Le valutazioni non bisogna porle su un tavolo di potere, ma sulla condivisione tra Divisione Calcio a 5, Lega Nazionale Dilettanti, Comitati Regionali e società. Su questo sono certo che la credibilità istituzionale che questa squadra ha, farà si di avere un rapporto sano e corretto con tutte le altre componenti”.