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11/08/2024 17:55

I campionati che vogliamo: A2 Elite abolita, due gironi di A2 e quattro di B. Femminile, la proposta

Il tema è diventato sicuramente di ulteriore attualità dopo i risultati delle ultime iscrizioni ai campionati nazionali, maschili e femminili, che come abbiamo già scritto nel nostro servizio dell’8 agosto (LEGGILO QUI) hanno lasciato sul campo qualcosa come 60 società (32 in campo maschile e 28 nel femminile) facendo chiaramente capire che l’attuale sistema del futsal italiano sta incontrando evidenti difficoltà per sostenere un’attività nazionale dove i costi sono cresciuti in maniera significativa con l’introduzione della nuova discipina fiscale sull’ordinamento sportivo, da molti additata come la mannaia che ha decapitato in particolare la Serie B femminile, facendo tuttavia sentire i suoi effetti anche in campo maschile.


Dove, in verità, il tiro è stato corretto sfruttando - come è ormai risaputo - le domande di ripescaggio e ammissione che hanno portato alla copertura di 21 (22 con lo spostamento del Regalbuto nei cadetti) dei 32 posti rimasti vuoti; mentre nel femminile il dato finale parla di un complessivo -25 che da’ immediatamente il senso di quello che è stato un autentico fallimento, non sappiamo fino a che punto annunciato su questa scala, ma che sicuramente non era stato mai registrato prima di questa occasione. E questi dati, più di ogni altro elemento, hanno fatto capire che la riforma dei campionati è più che mai necessaria, da fare in tempi brevi. Per cui, visto che un viale Tiziano si sta per mettere mano alla definizione dei meccanismi sui quali si svilupperanno i campionati nazionali della stagione 2024/2025, ne approfittiamo per dare un suggerimento a chi, nella stanza dei bottoni, si appresta a decidere le regole di svolgimento dell’attività.


PRIMO PASSO L’ABOLIZIONE DELL’A2 ELITE - Quando si cominciò a vociferare la possibilità di introdurre una nuova categoria che facesse da ammortizzatore nel salto tra la Serie A2 e la Serie A, evidentemente troppo ampio, le liste di gioco della Serie A erano composte da 14 giocatori di cui la metà riguardanti atleti “formati”, nel rispetto della circolare 1276/2004 del CONI, mentre per l’A2 il limite era fissato in quattro “non formati”. Considerando le evidenti differenze di budget, era comprensibile l’opportunità di limare il gap e una categoria che alleggerisse il disagio nel salto tra la vecchia A2 e la A appariva come una soluzione congrua e soprattutto logica. Ma eravamo alla vigilia dell’introduzione della riforma che, una volta attuata, non solo ha ridotto sensibilmente, quasi dimezzandole, le potenzialità tecniche delle rose della Serie A, obbligate a disporre al massimo di quattro giocatori “non formati”, ma ha anche quasi azzerato il gap proprio riguardo il numero dei “non formati” nell’A2 Elite, visto che alle società della nuova categoria è stato reso possibile utilizzare un solo “straniero” in meno rispetto alla divisione maggiore.


Ma non solo l’aspetto riformistico ha inciso sul ridimensionamento del valore delle rose, perchè proprio la creazione dell’A2 Elite ha prodotto un meccanismo di ripopolamento a cascata, il cui effetto s’è riverberato dapprima sull’A2, chiamata a pescare in Serie B le società occorrenti per completare un organico praticamente ridotto della metà dopo le “promozioni” registrare in Elite; e poi sulla stessa cadetteria, che ha fatto altrettanto attingendo dai regionali. Combinato l’effetto speculativo ispirato dalla riforma sui movimenti che hanno inevitabilmente interessato i giocatori italiani e “formati”, il risultato è stato che di colpo questa fascia è diventata il gestore delle contrattazioni a tutti i livelli. la conseguenza diretta è stata il drastico calo della competitività delle categorie nonostante il divario tra Serie A ed Elite, a causa proprio del taglio degli stranieri, si fosse relativamente riproporzionato.


A2 Elite colpevole del crollo del livello dei campionati nazionali post-riforma? Assolutamente si! Per cui categoria chiaramente da cancellare ripristinando una Serie A2 che possa recuperare il livello di un tempo, impostata però sia strutturalmente che regolamentarmente in maniera efficiente ed efficace. La nostra proposta dopo il taglio dell’Elite? Due gironi di A2 da 16 squadre ciascuno, perchè le società devono iniziare a confrontarsi su campionati equivalenti come durata alla Serie A, in modo che chi si iscrive possa contare su una struttura dirigenziale e un organico di gioco adeguati all’impegno che si va ad assumere. Ovviamente sulle modalità che porteranno a determinare il nuovo organico si discuterà in un secondo tempo seduti a un tavolo di concertazione.


LA NUOVA SERIE B - Eludendo l’aspetto di definizione degli organici, che sarà oggetto di uno studio da fare necessariamente sui fronti istituzionali, è ovvio che anche la categoria cadetta dovrà forzatamente ridursi numericamente. Se l’organico previsto per la stagione 2024/2025 era stato fissato a 96 società, poi ridottesi a 89 viste le decisioni oltremodo opinabili adottate dal Consiglio Direttivo, quello della Serie B del nuovo corso, secondo il nostro progetto, non potrà avere in dote più di 56 squadre, sintesi per la determinazione di quattro gironi da 14 squadre ciascuno. In questa maniera si eleverà considerevolmente lo standard qualitativo di una Serie B che per come è organizzata oggi lascia veramente molto a desiderare. E stendiamo un velo pietoso sui sette gironi da undici che la Divisione ha colpevolmente voluto per non aver ripescato o ammesso sei società pronte a mettersi in gioco nel nazionale, non essendo stata in grado di far valere i principi autonomistici dettati dallo Statuto della FIGC e dallo stesso Regolamento della LND.


SERIE B2, UN’IDEA DA APPROFONDIRE - Più volte abbiamo indirizzato l’attenzione degli addetti ai lavori, organi istituzionali compresi, sulla possibilità di creare un categoria che possa dare la possibilità alle squadre provenienti dal regionale di attutire l’impatto con il nazionale, ma offrendo anche ai club delle serie apicali l’opportunità di poter iscrivere le cosiddette Squadre B, affinchè siano concretamente il punto terminale di un processo di formazione che oggi non è in grado di partorire giocatori pronti e già in grado di affrontare i campionati nazionali maggiori. Tra l’altro, considerando che stagionalmente dovranno essere collocate non meno di 26 società provenienti dai regionali, la Serie B2 riuscirà ad ammortizzare anche questa necessità, che vogliamo ricordare essere un obbligo dettato dalle NOIF. La formula? Cinque o sei gironi da dodici squadre ciascuno per un totale di 60/72 partecipanti, con le Squadre B che concorreranno regolarmente alla formazione della classifica, com’è logico che sia, potendo anche competere per la promozione nella categoria superiore, alla pari di quanto avviene ad esempio in Spagna.


COPPE ITALIA, IN PREMIO LA PROMOZIONE - Al di là della Coppa della Divisione, sulla quale daremo sempre il nostro giudizio negativo fin quando verrà riservata alle formazione Under 23 (e anche su questo argomento rispolvereremo presto le nostre argomentazioni che sono state quasi sempre sfavorevoli), riteniamo che sia opportuno introdurre delle doverose gratifiche a chi vincerà le varie Coppe Italia, sia maschili che femminili. Tanto in termini di premialità quanto di merito sportivo. E’ inconcepibile che chi vince la Coppa Italia di A2 Elite (ma speriamo vivamente che la prossima sia anche l’ultima di questa categoria), come di Serie A2 e B, anche femminile, non possa ricevere l’attestazione ufficiale della promozione nella categoria superiore, come avviene ad esempio per le vincitrici delle coccarde di Serie C, che riteniamo assolutamente legittima sul piano meritocratico, con tanto di premialità economica anche se tradotta in un acconto sui costi di iscrizione ai nuovi campionati da affrontare successivamente. Due aspetti fortemente complementari che farebbero lievitare gli indici di spettacolarità degli eventi, ma anche le aspettative delle partecipanti.


UNA SERIE B FEMMINILE TUTTA DA RIVEDERE - Nel femminile il vero handicap è rappresentato dalla debolezza della Serie B. Dovevano essere 60 le squadre aventi diritto a prendere parte al campionato edizione 2024/2025, alla chiusura delle iscrizioni ben 27 avevano dato forfait: con la ricollocazione del Pero e l’ammissione di CLT Terni e Lady Mondragone si è riusciti a chiudere a 36 unità. Lasciamo perdere la scelta di comporre quattro gironi da nove squadre ciascuno, che porterà alla rimodulazione della formula della Coppa Italia per giustificare una quota d’iscrizione che non viaggia in parallelo con le partite di campionato da giocare previste: la verità è che il campionato di Serie B fa acqua e i numeri in zona rossa confermano senza ombra di dubbio che è una categoria accuratamente da rifondare. 


Fatte le debite valutazioni e prendendo come punto di partenza proprio quel “36” che rappresenta il numero delle squadre iscritte al campionato di quest’anno, bisognerà progettare una formula di svolgimento che per prima cosa punti al consolidamento delle superstiti lavorando successivamente su modalità della competizione che, ricordiamoci, deve andare a interconnettersi con i campionati regionali, diversi dei quali - come accaduto in passato per diverse soluzioni interregionali, non ultima quella veneta-emiliano romagnola della scorsa stagione - vanno obbligatoriamente abbinati per produrre numeri sostenibili nell’interscambio promozioni dalla C-retrocessioni dalla B. L’obiettivo è procedere a una selezione sulla base del merito agonistico, tendendo a valorizzare quelle società che possono garantire la loro presenza in un torneo che secondo noi dovrà essere composto complessivamente da 28 squadre divise in due gironi. Il resto destinarlo al regionale, per allargare la base di concorrenzialità e finalizzare le singole competizioni territoriali a decretare la promozione di squadre che siano realmente in grado di sostenere la categoria nazionale. 


Insomma, la “moria delle vacche” di peppiniana memoria ha fatto da lezione. Speriamo che chi di dovere l’abbia imparata…