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15/07/2024 01:30

Dalle iscrizioni un segnale: questo futsal va cambiato. Riformare i campionati è la base di partenza

Se c’è un aspetto che i numeri delle iscrizioni hanno evidenziato più di ogni altro è che il sistema organizzativo del futsal, così per come è impostato, fa acqua. C’è bisogno di mettere mano alla riforma dei campionati, sia maschili che femminili, dove comunque il -21 fatto registrare dalle mancate iscrizioni ha già di per se prodotto una selezione naturale; seppure in proiezione futura, per come sono stati indirizzati i campionati nelle loro formule, la tendenza produrrà un inevitabile ripopolamento probabilmente già in vista della stagione 2025/2026. Ecco perchè, parallelamente al confronto elettorale che andrà ad accendersi nei prossimi giorni, bisognerà iniziare seriamente a pensare ad una profonda ristrutturazione dei campionati nazionali per alzare il loro livello qualitativo; e nei programmi in vista del rinnovo sia della Divisione Calcio a 5 che degli stessi Comitati Regionali, bisognerà obbligatoriamente considerare quella che è ormai un’acclarata necessità, ossia scrivere norme uniformi per l’interazione tra le varie categorie.


Apriamo a questo proposito una piccola parentesi. Giovedì 18 luglio si riunirà il Consiglio Direttivo della Divisione Calcio a 5. Tra i punti all’ordine del giorno spiccano la discussione che verrà aperta sul percorso elettorale (e provvedimenti conseguenti) oltre alla voce “Stagione sportiva 2024/2025” che lascia supporre un’esplorazione di carattere tecnico-organizzativo sui campionati che scatteranno quasi tutti tra la prima e la seconda settimana di ottobre per via dei Mondiali uzbeki (la Serie A rosa comincerà invece il 29 settembre), ma anche sull’argomento del quinto giocatore “non formato” richiesto a gran voce dal costituendo Consorzo delle società di Serie A, invocato per attenuare il fenomeno del mercenariato dei giocatori italiani e formati che sta impazzando in tutte le categorie nazionale, arrivato a far sentire i propri effetti anche su quelle regionali. Un tema caldo, che accompagnerà il percorso elettorale fino all’appuntamento con le urne, che le voci di corridoio posizionano nel calendario tra la fine di agosto e la prima decade di settembre, considerando che la convocazione delle elezioni federali è stata già fissata per il 4 novembre. E a quella data tutti gli organi che compongono le “sezioni” della Federcalcio dovranno presentarsi avendo già rinnovato le proprie cariche.


Perchè abbiamo tirato in ballo le elezioni? Perchè sarà di fondamentale importanza l’impegno che le cordate che si presenteranno andranno a prendersi con le società in vista del prossimo quadriennio olimpico. Il futsal nazionale ha subito colpi pesanti alla propria credibilità nel corso di questi anni, i format hanno lasciato a desiderare, si è insistito su linee guida che hanno generato problemi tecnici, organizzativi e di gestione; la riforma è stata fallimentare, andando a creare ampie sacche di malcontento a tutti i livelli, con la Serie A che adesso ha preso di petto la situazione e vuole giustamente far valere il proprio peso nella conduzione del gioco anche sulla distribuzione dei diritti d’immagine del campionato, l’unica piattaforma vendibile commercialmente. Avremo modo di elencare gli errori commessi a nostro avviso dalla governance attualmente insediata in viale Tiziano, per ora ci limitiamo a dire che i riscontri delle ultime iscrizioni hanno detto con chiarezza che molte situazioni in essere vanno riformate e le elezioni ormai all’orizzonte rappresenteranno la base di partenza di un cambiamento non solo necessario ma anche doveroso.


Partendo dalla Serie A2 Elite, introdotta per creare una categoria che ammortizzasse il salto tra la Serie A2 e la A, con l’introduzione della riforma ha dimostrato appieno la sua inutilità. Per il secondo anno di seguito - salvo colpi di scena dell’ultimora - il numero delle squadre aventi diritto non consentirà di completare l’organico previsto di 28 società (tra mancate iscrizioni, ammissioni e ripescaggi si chiuderà nuovamente a 27 unità) e per quella che doveva essere una categoria strategica, quella che doveva preparare le protagoniste della Serie A in divenire, non è certo una vetrina allettante. Per non parlare dei vuoti della Serie A2: tra rinunce e mancate iscrizioni partire con (in base ai nostri calcoli) nove posti in meno non è certo apprezzabile, nonostante dalla Serie B si potranno acquisire le società necessarie per il completamento dell’organico e, a cascata, la stessa cosa accadrà alla cadetteria. Un processo per taluni fisiologico, questo fenomeno si ripete ciclicamente ogni anno, ma non può diventare la soluzione del problema, perchè in fondo, se le società non si iscrivono (e in Serie B, come abbiamo avuto modo di scrivere, i posti da occupare sono almeno una quindicina) c’è evidentemente qualcosa che non quadra nella gestione complessiva. 


L’introduzione delle normative fiscali previste dalla riforma dell’ordinamento dello sport dilettantistico, che per il momento hanno inciso sul 50% della stagionalità, ora che inizieranno a pesare per il 100% e tra un paio di stagioni, quando cesseranno le agevolazioni, lo saranno ancora di più per via dell’applicazione integrale delle aliquote previste, obbliga comunque la casa istituzionale a prestare attenzione ad uno stato di necessità che potrebbe dilagare in un prossimo futuro ed avere effetti ancora più profondi di quelli riscontrati dopo il termine delle iscrizioni. E le fazioni contrapposte nella competizione elettorale dovranno tenere conto di questo elemento, che sta diventando uno degli argomenti caldi all’interno dell’intero mondo dei dilettanti.


Non staremo a dilungarci sulla questione dei nuovi gironi sui quali avremo modo di fare delle dovute riflessioni nei giorni a seguire. Oggi diciamo che l’insegnamento che arriva dalle iscrizioni e dai numeri che esse hanno prodotto, deve far capire con chiarezza che il sistema futsal, in questo stato di cose, non può andare avanti e va riprogrammato e snellito. Bisogna rafforzare innanzitutto lo spirito della Serie A, obiettivo già inquadrato dal Consorzio che sta lavorando per puntare sin d’ora sulla qualificazione del prodotto attraverso l’incremento della percentuale di giocatori “non formati”, potendo arrivare nuovamente a conteggiare la quota CONI del 50% che il Comitato Olimpico ha stabilito come soglia per le squadre partecipanti ai campionati nazionali di ogni disciplina (ma valida per tutti men che per il futsal).


Va cancellata la Serie A2 Elite, inutile in questa forma. Vanno ripristinati due soli gironi di A2 che rappresentano la formula esatta per alzare considerevolmente il livello di performabilità della categoria, consentendo l’impiego di un numero di giocatori “non formati” superiore ai soli tre previsti oggi per l’Elite sempre nel rispetto della circolare CONI n.1276/2004. Solo tagliando il numero delle squadre si può puntare ad una crescita qualitativa del secondo campionato nazionale, più vicina ai valori della massima serie.


La vera rivoluzione deve esserci in Serie B. Calcio a 5 Anteprima vuole lanciare una formula che può rappresentare la svolta: la ripartizione della cadetteria in due divisioni. Una Serie B che possiamo definire anche B1, sviluppata su quattro gironi; e una B2 molto più larga, dove sarà consentito aprire le porte della partecipazione alle Squadre B dei club della massima categoria introducendo quei limiti di partecipazione al gioco che possano permettere un utilizzo maggiore dei ragazzi provenienti dalle giovanili, interagendo con i limiti da prevedere nelle categorie regionali che vengono a rimorchio. Rimarcando anche che la filiera va completata riformando l’Under 19 con l’estensione del limite d’età per la partecipazione fino al 21esimo anno, indipendentemente dall’eventuale possibilità di schierare almeno un paio di giocatori Under 23.


E nel femminile che fare? Fermo restando che la formula della Serie A a 12 o 14 squadre logicamente è quella giusta, possiamo dire che sicuramente il terremoto delle iscrizioni ha prodotto una selezione naturale in Serie B. Per qualificare il movimento rosa servono massimo tre gironi da 14 squadre ciascuno, che offrono la possibilità di gestire lo scambio di squadre nel rapporto retrocessioni/promozioni dal regionale in maniera qualitativamente meno impattante e sicuramente più armonica, pur nel rispetto delle NOIF. Bisogna puntare sul consolidamento delle realtà nel tempo, che passa attraverso la partecipazione alla Serie B femminile di società che abbiano basi solide e siano strutturate per programmare progetti a medio-lungo termine necessari per gettare stabili fondamenta nel sistema.


Non stiamo parlando di idee utopistiche e scenari irrealizzabili: basta solo avere la giusta cognizione di causa e lavorare per fare il bene della disciplina, con politiche sostenibili e in grado di incentivare il lavoro dei club anche in quei settori chiamiamoli secondari che poi, pensando specialmente all’attività giovanile, secondari non lo sono. L’istituzione deve stare al fianco dei club e motivarli, non imponendo obblighi e affermando solo il rispetto incondizionato delle regole. E chi tra due mesi assumerà la guida di viale Tiziano, dovrà prestare la massima attenzione a realizzare un programma che sappia preparare e condurre il nostro futsal verso il futuro.